Foto di Gabriele Proscia

Chi sono

Lavoro come tecnico informatico, ma la mia identità non si esaurisce qui. Mi chiamo Gabriele, e sono una persona che si muove in equilibrio tra due nature che spesso sembrano in contrasto: la calma riflessiva e l’energia del fare.

Mi ricorda un po’ la mia vita scout, dove si alternano momenti di silenzio, concentrazione e ascolto a fasi di movimento, corsa e gioco. Nella prima dimensione si attiva la mente: si pensa, si osserva, si impara. Nella seconda è il corpo a prendere il comando, con tutta la sua energia, nella voglia di agire, partecipare, vivere pienamente il momento. Anche io mi sento così: vivo oscillando tra questi due poli, entrambi necessari per tenermi in equilibrio.

Questa tendenza a capire e migliorare si riflette anche nella mia passione per la tecnologia. Fin da piccolo mi hanno affascinato le innovazioni, ciò che ancora non esiste ma sta per arrivare. Oggi lavoro come tecnico informatico, e continuo a coltivare questa curiosità costruendo e ottimizzando ciò che faccio, un pezzo alla volta. Mi piace creare da zero, ma anche risolvere problemi complessi, se sono spiegati nei dettagli: ogni sfida ben formulata è un’occasione per crescere.

Anche nel tempo libero cerco esperienze stimolanti. Gioco spesso ai videogiochi, soprattutto in compagnia. I giochi singleplayer mi affascinano: sono vere e proprie opere d’arte — curate, profonde, immersive. Ma alla lunga non fanno per me. Quello che cerco è il confronto reale, la possibilità di cooperare o sfidare qualcuno in carne e ossa. In questo senso, i giochi multiplayer diventano una palestra mentale e relazionale, un modo per mettermi alla prova e vivere emozioni autentiche.

Lo stesso spirito lo ritrovo nello sport. Non amo guardarlo da fuori, preferisco viverlo. Scendere in campo, sentire la fatica, la tensione, l’energia che nasce dal gioco di squadra o dal confronto diretto. È una forma diversa, ma altrettanto viva, di connessione e coinvolgimento.

Proprio da questa connessione nasce anche un’altra cosa che per me conta moltissimo: aiutare gli altri. Non sono bravo a dire “no” — forse è così da sempre — ma la verità è che aiutare qualcuno mi fa stare bene. A volte si tratta di ascoltare davvero qualcuno, altre volte basta fare un piccolo favore, un gesto semplice. Non risolve tutto, ma può migliorare la giornata di qualcuno. E quando succede, quando vedo anche solo un sorriso tornare sul volto di una persona, mi sento meglio anch’io. Sapere di aver contribuito, anche in piccolo, fa la differenza.

Nel mio modo di essere convivono logica e sensibilità. Valorizzo l’onestà, la gentilezza, il tatto, l’ordine, la profondità di pensiero: sono qualità che cerco di portare con me ogni giorno, non per essere “migliore”, ma per essere più autentico.
Un principio che mi accompagna da sempre e che sento mio è quello della legge scout AGESCI:
"La Guida e lo Scout pongono il loro onore nel meritare fiducia."

Accanto a questi valori, ce ne sono altri che ammiro profondamente. Forse perché non mi appartengono del tutto, forse perché hanno qualcosa di luminoso e contagioso: spensieratezza, solarità, leggerezza. Sono qualità che accendono chi le possiede, che attirano naturalmente l’attenzione. Io, invece, sono più da seconda fila — tranquillo, osservatore, e possibilmente lontano dal microfono. 😄

Forse anche per questo tendo a tenere dentro alcune parti di me, come la mia sensibilità. È un aspetto che non si nota subito, ma che fa parte di me in modo profondo. Per istinto tendo a nasconderlo — un po’ per timidezza, un po’ per condizionamenti che mi porto dietro (maledetto patriarcato, verrebbe da dire). Ma con le persone giuste, quelle che non mi fanno sentire giudicato, riesco poco a poco a lasciarmi andare. A essere più trasparente. Più vero.

Continuo a cercare, ad ascoltare, ad imparare. Ogni nuova competenza mi rende più utile, più consapevole, più pronto a dare qualcosa in cambio. Perché migliorarsi non è solo un percorso individuale, ma anche un modo per essere all’altezza delle relazioni che voglio costruire.

Credo che il senso più vero stia proprio lì: nel donarsi. Mettersi a disposizione, con presenza e cura. E se aiutare gli altri mi fa stare bene oggi, un giorno mi piacerebbe dedicarmi con la stessa intensità a qualcosa di mio. A qualcuno di mio. Una famiglia, forse. Chissà. Magari riuscirò a uscire dalla seconda fila — giusto il tempo di farmi notare da qualcuno che valga davvero la pena conoscere. E se sarò fortunato, sarà la persona giusta con cui condividere tutto questo.

La mia vita

ehm stesura rimandata a quando mi verrà la voglia di scriverla